Il sole 24 ore

“Maggior tutela” addio. Da giugno per il gas, da giugno 2016 per l'elettricità. Dopo tanti annunci è davvero arrivata la fine per i contratti che riproducono le vecchie tariffe amministrate ante-liberalizzazione per le famiglie e le piccole medie imprese che non se la sentono di affidarsi al mercato degli operatori in concorrenza. Un mercato insidioso, come ben si sa e come la stessa Autorità per l'energia ha più volte rimarcato, mettendo sotto accusa le scorrettezze di molti operatori che promettono risparmi e distribuiscono invece aggravi.
Certo, con qualche attenzione e un po' di fortuna si può effettivamente risparmiare. Ma come? Chl ci protegge? Domanda a questo punto doverosa, visto che la bozza della nuova legge sulla concorrenza prevede una scadenza davvero molto vicina: 30 giugno di quest'anno per cancellare definitivamente contratti di maggior tutela nel gas, obbligando dunque gli attuali clienti protetti a scegliersi una delle offerte sul mercato libero. Lo stesso per l'elettricità, ma esattamente un anno dopo, fine giugno 2016, ma con l'obbligo anticipato a giugno prossimo per le imprese.


Vigilanza cercasi
Morde il freno alla stessa Authority di settore, che promette di rafforzare, insieme all'Antitrust, il sistema di vigilanza e di sanzione nonché quello di informazione-consulenza per i consumatori. Un vibrato incoraggiamento viene intanto dagli analisti dell'istituto Bruno Leoni, avamposto del liberismo ad oltranza e dunque in odore di partigianeria, ma comunque ben attrezzato scientificamente. Con il "libera tutti” i prezzi scenderanno? Sì, risponde con grande sicurezza l'Ibl in uno studio coordinato da Lorenzo Castellani con la collaborazione di Assogas, che si concentra appunto sulla prima scadenza prevista dalla disciplina: gueila sul mercato ai dettaglio del metano.
<<Il superamento dell'attuale regime di tutela per i consumatori domestici nei mercato del gas aiuterebbe a rendere il mercato più dinamico facendo leva sui benefici della liberalizzazione>>, insiste Castellani sulla scorta di una dettagliata analisi sulle discipline di protezione del consumatori nei diversi paesi deIi'Unione Europea. Che sfocia in una conclusione molto netta: i Paesi con una regolamentazione meno pervasiva rendono più dinamica la domanda, favorendo la riduzione dei prezzi. Dunque <<i consumatori che realizzano i risparmi maggiori sono quelli - si sottolinea nello studio - dei Paesi in cui il mercato del gas è completamente liberalizzato e si è affermato un sistema regolamentare che incentiva la concorrenza dei prezzi e lo switching>>, ovvero la proporzione dei clienti che decidono di cambiare, anche periodicamente, il fornitore.


Noi e gli altri
Confortano le cifre mostrate nello studio, che si basa sui dati ufficiali della Ue riferiti al 2012: a pagare di meno il gas (tasse incluse) sono i consumatori inglesi, con 5,62 centesimi di euro per kilowattora equivalente, seguiti dagli estoni con 5,76 centesimi per kWh e degli irlandesi con 6,56 centesimi. Si rimarca nello studio che Estonia e Regno Unito hanno completamente liberalizzato il settore, mentre l'Irlanda mantiene le tariffe regolate solo per i consumatori domestici ma con forti incentivi per il cambio di venditore del gas. Questi Paesi hanno oltretutto i tassi di switching più elevati d'Europa, ben superiori al 10%. Vanno di pari passo la mancanza di liberalizzazione e i prezzi più elevati: in Danimarca si pagano 11,28 centesimi per kilowattora, in Italia 9,09, in Grecia 8,08. Con tassi di switching dimezzati. In Italia non si supera il 4,5%.
Lo studio stima anche i risparmi medi mensili che si possono realizzare passando nei vari mercati dall'offerta di riferimento a quella più competitiva. In Germania si possono risparmiare oltre 50 euro, in Belgio oltre 20. In Inghilterra, Irlanda e Olanda oltre 15 euro al mese. In Italia, a patto di scegliere davvero bene facendo lo slalom tra le trappole, si può arrivare ad un risparmio mensile di 12 euro. Consoliamoci (per modo di dire) sapendo che in Francia si arriva al massimo ad un risparmio di 10 euro, e in Spagna se va bene ci si ferma a cinque.

Scenari economia


Disponibile a sostenere il progetto del governo sulla fibra ottica, ma soprattutto tesa ad aumentare la presa sul mercato elettrico in vista della completa liberalizzazione prevista per il 2018. Si presenta intenso il futuro prossimo del gruppo Enel in Italia ...

GIANFRANCO DI RAGO - ItaliaOggi Sette

 

Gas e luce: difendersi dalle fatture di conguaglio esorbitanti è possibile. Come recentemente segnalato anche dall'Aduc (Associazione per i diritti utenti e consumatori), sono molto frequenti i casi in cui vengono recapite agli utenti bollette relative ai servizi di elettricità e gas di importo molto elevato per conguagli risalenti addirittura a molti anni addietro ...

CORRIERE DELLA SERA - MARIA ELENA ZANINI

Secondo i primi dati provvisori elaborati da Terna, nel 2014 la domanda di energia elettrica nel 2014 ha registrato un calo del 2,1% rispetto al 2013. A livello regionale la flessione più consistente si registra in Lombardia con un calo del 6,4%, mentre nell'intera area del Nordovest, che include Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta, il calo è stato del 4,4%. Nel 2014 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l'85,9% con la produzione nazionale e per il restante 14,1% dal saldo dell'energia scambiata con l'estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (267,6 miliardi di kWh) è in diminuzione del 4% rispetto al 2013. I dati mettono in evidenza l'aumento delle fonti di produzione fotovoltaica (+9,8%), idroelettrica (+7,4%), geotermica (+4,2%) ed eolica (+1,0%) e il calo della fonte termoelettrica (-9,7%). Nel complesso, la produzione delle fonti idroelettriche, fotovoltaiche, eoliche e geotermiche ha raggiunto 102 miliardi di kWh (rispetto ai 95 miliardi di kWh nel 2013), che corrispondono al 38% della produzione nazionale netta. Per quanto riguarda, invece, il solo mese di dicembre 2014, la domanda di energia elettrica ha fatto registrare una flessione del 2,9%, a parità di temperatura, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. I 25,6 miliardi di kWh richiesti lo scorso dicembre sono distribuiti per il 44,65% al nord, per il 30,4% al centro e per il 25% al sud. Ma a livello territoriale, la domanda di energia elettrica di dicembre 2014 è risultata ovunque negativa: -3,5 al Nord, -2,8 al Centro e -3,6% al Sud. (riproduzione riservata)