IL GIORNALE - Luca Romano

 

Una sentenza della Cassazione di fatto ha messo nel mirino chi prova fare il furbo con la residenza anagrafica.

Così come riporta Italia Oggi, una recente sentenza della Spurema Corte ha messo con le spalle al muro chi di fatto indica un luogo di residenza con prima casa e gode delle agevolazioni su Ici, Imu e Tari senza risiedere effettivamente nell'appartamento. E in questo quadro anche il consumo di energia elettrica, sempre secondo la Cassazione, può diventare una prova per revocare le agevolazioni.

Il mancato consumo di energia elettrica, secondo i giudici è un "elemento sintomatico di una presenza nell’abitazione oggetto d’imposizione non abituale". E sempre sul fronte delle agevolazioni fiscali è fondamentale stabilire anche la categoria catastale. Sempre la Cassazione ha precisato che l'esenzione non spetta se l'immobile viene inuadrato come uno studio. E su questo punto piazza Cavour non ha dubbi: "Qualora l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale, è onere del contribuente, che pretenda l’esenzione, impugnare l’atto di classamento". Insomma questi due punti sono fondamentali per ottenere lo "socnto" sulle tasse dell'immobile. Ma basterà un'occhiata al contatore della luce per capire se l'inquilino ha mentito sulla sua residenza...



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